Addio capitalismo?

Tutti ne parlano, molti ne usufruiscono, pochi sanno spiegarne la nascita e lo sviluppo. Stiamo parlando della sharing economy, ovvero di un modello economico globale che, sin dai suoi primi sviluppi, è stato capace di rivoluzionare il modo in cui i consumatori si rapportano con le risorse a disposizione. Veicoli, case, abbigliamento e molto altro: la sharing economy ha colpito ovunque. L’ economia della condivisione continua ad espandersi a macchia d’olio in settori diversissimi, stravolgendo in molti casi le logiche dal tradizionale modello capitalista.

Senza addentrarci troppo in analisi macroeconomiche, è evidente come, all’interno della sharing economy, il consumatore ha accesso alle risorse senza essere vincolato dal possedimento delle stesse. Non a caso, molti esperti sottolineano il carattere rivoluzionario della sharing economy soprattutto da un punto di vista sociale. Arun Sundarajan, noto professore della New York University, evidenzia il carattere redistributivo di questo nuovo modello economico. Parla infatti di “capitalismo basato sulle folle”, sottolineando come l’attività imprenditoriale si stia distribuendo in modo più equo tra la popolazione. [1]

La crescita della sharing economy va di pari passo con lo sviluppo di piattaforme digitali, vero punto di scambio tra il consumatore e le imprese. Un po’ come era l’Agorà per gli antichi greci, la piattaforma digitale è la piazza principale, il luogo in cui domanda e offerta si incontrano. La differenza sta nella facilità con cui il consumatore accede al luogo di scambio, nel nostro caso attraverso un semplice smartphone. L’aspetto tecnologico gioca quindi un ruolo fondamentale nello sviluppo di servizi di sharing, qualunque sia il settore di riferimento. Ad oggi si contano circa 300 piattaforme attive nella sola Italia, con un giro d’affari superiore ai 3,5 miliardi di euro.[2] Un recente studio pubblicato da Unicatt TraiLab prevede che l’economia della condivisione in Italia possa raggiungere un valore finanziario pari a 25 miliardi di euro entro il 2025.[3]

La continua crescita della mobilità condivisa

Tra i settori coinvolti nella rivoluzione del modello economico, quelli per la mobilità sono da sempre in cima alle classifiche. Grazie alla semplicità di accesso e utilizzo, la mobilità condivisa è riuscita a guadagnare la fiducia di migliaia di utenti. Quando si parla di mobilità, i servizi a disposizione del consumatore sono parecchi: macchine, scooter, bici, monopattini e persino la gondola. Tra tutti, ce n’è uno in particolare che sta scalando ogni classifica. Stiamo parlando dello scooter-sharing. Tra il 2016 e il 2017 il numero di iscritti a servizi scooter-sharing è cresciuto del 50%, con una crescita significativa anche per quanto riguarda i noleggi, aumentati dell’11% nel giro di un anno.

Il fenomeno è globale ed ha coinvolto gran parte delle principali città europee: Parigi, Vienna, Barcellona, Berlino e molte altre. Nel 2016, gli operatori di scooter-sharing mettevano insieme 2.000 veicoli. Dodici mesi più tardi, la flotta globale raggiungeva le 8.000 unità, con 350.000 utenti registrati in tutto il mondo. Manca ancora un elemento. Il 92% dei veicoli utilizzati dai servizi di scooter-sharing sono elettrici. Di qui, si intuisce perché la diffusione sia stata così rapida.

Le amministrazioni locali delle città più all’avanguardia non potevano far altro che supportare l’introduzione dei suddetti operatori nel mercato della mobilità cittadina. Con il loro servizio, gli operatori di scooter-sharing elettrici offrono una soluzione unica a due macro-problemi che da tempo affliggono l’ambiente urbano: inquinamento e congestione urbana. Grazie ai veicoli elettrici in condivisione, lo scooter-sharing dimostra come l’economia della condivisione, se fatta in un certo modo, possa portare benefici non solo all’utilizzatore ma anche all’ambiente circostante.

[1] LINKIESTA, 23 ottobre 2018 https://www.linkiesta.it/it/article/2018/05/11/la-sharing-economy-o-e-davvero-condivisione-o-e-economia-della-miseria/38056/

[2] Il Sole 24 ore, 26 giugno 2017 https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-06-26/stretta-sharing-economy-122838.shtml?uuid=AEXpeCmB

[3] Labparlamento, 29 giugno 2017 https://www.labparlamento.it/thinknet/sharing-economy-un-giro-daffari-25-miliardi-al-2025/

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