1. Inquinamento atmosferico in Italia: tra direttive europee e target raggiunti

L’aria in Europa sta migliorando. Ce lo dice l’ultimo report pubblicato dall’European Environment Agency (EEA), che misura i progressi fatti dai 28 paesi membri dell’Unione Europea verso il raggiungimento degli standard prefissati in materia di qualità dell’aria.[1] Le politiche degli ultimi anni, così come alcuni sviluppi tecnologici, hanno avuto un effetto positivo sulla riduzione dell’inquinamento atmosferico in diversi paesi europei.

Attenzione però, il fatto che la qualità dell’aria sia migliorata non implica che i dati registrati siano soddisfacenti, tutt’altro. Seppur migliorati, i dati sull’inquinamento nei 28 paesi europei restano ancora al di sopra dei limiti introdotti dalla direttiva del Parlamento e del Consiglio Europeo del 2008.[2]  I livelli di inquinamento sono significativi soprattutto per quanto riguarda i limiti giornalieri sulle emissioni dei seguenti inquinanti atmosferici: particolato atmosferico (PM10), biossido di azoto (NO2) e ozono troposferico (O3). Neanche a dirlo, le principali città italiane sono tra le più inquinate a livello europeo.

La qualità dell’aria in Italia è stato uno degli argomenti principali dell’evento ‘That’s Mobility’, tenutosi a Milano presso il centro congressi MiCo nelle giornate del 25 e 26 settembre. Particolarmente interessante è stato il convegno curato da Kyoto Club e intitolato ‘Mobilità elettrica e qualità dell’aria – politiche di mobilità e qualità dell’aria nelle 14 Città metropolitane’. Moderato da Anna Donati, coordinatrice del Gruppo di Lavoro Mobilità sostenibile di Kyoto Club, il convegno ha avuto come protagonisti diversi esperti nel campo della mobilità urbana: dal CNR ad assessori comunali senza dimenticare le imprese operanti nel settore.

Come ha dimostrato l’ingegner Petracchini del CNR, il trasporto su strada è la principale fonte di biossido di azoto e di particolato atmosferico. Proprio l’ alto livello di particolato presente in Italia è stato riconosciuto come una delle principali cause di decessi per patologie cardiovascolari, tumori polmonari e malattie dell’apparato respiratorio. Nel nostro paese, 91.000 persone muoiono prematuramente ogni anno a causa dell’inquinamento dell’aria.[4]

L’alto tasso di inquinamento si registra soprattutto nelle regioni del nord d’Italia, in modo particolare nella Pianura Padana.

Pur non rispettando i limiti giornalieri, a Milano il biossido di azoto sta diminuendo ad un tasso medio del 30%. Torino invece, si conferma come la città con i peggiori valori riscontrati.

 

La ricetta milanese per un’aria più pulita

Ad oggi, Milano risulta essere la città più all’avanguardia in campo di mobilità sostenibile. È lo stesso assessore alla mobilità, Marco Granelli, ad esporre alla platea di That’s Mobility quanto fatto fino ad ora e quanto si farà nei prossimi anni.

Si sprecano allora le lodi per l’Area C, capace di ridurre del 35.5% il numero dei veicoli all’interno della cerchia. “Abbiamo ridotto il traffico strutturale”, afferma orgoglioso Granelli. Ma non basta. Dal primo ottobre 2018, il divieto di ingresso in Area C si allarga ai veicoli a gasolio Euro 4 senza FAP destinati al trasporto di “Diesel Pesanti”, così come agli Euro 4 destinati all’autonoleggio NCC superiori a nove posti.

Le scelte dell’amministrazione sono state chiare in passato e seguiranno lo stesso andamento anche in futuro. È prevista allora per il gennaio prossimo l’entrata in vigore della già nota Area B, zona a traffico limitato e a basse emissioni inquinanti che arriverà a coprire il 72% del territorio comunale.  Allargando quindi il perimetro rispetto alla sorella C, andrà ad impattare la circolazione dei veicoli che trasportano merci pericolose, dei veicoli ingombranti e soprattutto dei veicoli maggiormente inquinanti. L’obiettivo è quello di bloccare la circolazione di tutti i veicoli a diesel dentro l’Area B entro il 2025, con alcune eccezioni che arrivano fino al 2030.

La creazione dell’Area B va di pari passo con lo stanziamento di €7.000.000  per incentivare le imprese ad acquistare veicoli a basso inquinamento. Il messaggio di Granelli è chiaro: il futuro è l’elettrico. Grazie ad una serie di incentivi e agevolazioni, nell’ultimo anno è raddoppiato il numero di veicoli elettrici che entrano in Area C, seppur con cifre ancora limitate. Anche il trasporto pubblico è entrato nella rivoluzione elettrica. Da quest’anno ATM acquista solo mezzi elettrici.

Il cambiamento dovrà necessariamente essere graduale e i provvedimenti “devono essere ragionevoli affinché siano sostenibili”. In altre parole, se davvero si vuole dar vita ad una mobilità che sia al tempo stesso efficiente ed eco-sostenibile, è necessario convincere il cittadino della necessità del cambiamento piuttosto che forzarlo in tempi brevi. Ci vogliono dunque dei mezzi che permettano ai cittadini di comprendere gli enormi benefici della mobilità eco-sostenibile, affinché quest’ultima non appaia come un’imposizione ma piuttosto come una necessità. Ecco allora entrare in azione i servizi di sharing elettrico, meglio ancora se scooter così da ridurre ulteriormente il traffico cittadino. Sono loro che, a detta di Granelli, aiutano il cittadino ad entrare in contatto con il futuro, educandolo ad uno stile di vita eco-sostenibile.

Da anni ormai, l’amministrazione milanese supporta i servizi di sharing e i risultati raggiunti sono sotto gli occhi di tutti. Se nel 2013 il capoluogo lombardo poteva contare su 993 veicoli in sharing, gli ultimi dati parlano di 3.290 veicoli e 639.000 iscritti.[5]

Numeri impressionanti che non accennano a stabilizzarsi, anche perchè spinti dal costante declino delle auto di proprietà – in prevista diminuzione del 24% entro il 2027.[6]

 

[1] EEA Report No 13/2017, https://www.eea.europa.eu/publications/air-quality-in-europe-2017

[2] Directive 2008/50/EC, https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?qid=1486474738782&uri=CELEX:02008L0050-20150918

[3] EEA Report No 13/2017

[4] EEA Report No 13/2017

[5] Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, 2017

[6] Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, 2018

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