La mobilità in Italia: sfide ed opportunità

I servizi di sharing elettrico sono e saranno fondamentali per la creazione di quello che viene spesso definito dagli esperti come il “nuovo paradigma” della mobilità. Un cambiamento radicale, fondato non solo sull’utilizzo di energie eco-sostenibili, ma anche sulla necessità di combattere la congestione stradale in città, riducendo i veicoli privati e quindi supportando fenomeni di mobilità condivisa. Su quest’ultimo aspetto, purtroppo, l’Italia dimostra di essere ancora indietro rispetto ad altri paesi europei.

Nel corso del convegno That’s Mobility – tenutosi a Milano il 25 e 26 settembre – Dino Marcozzi, Segretario Generale di ‘Motus E’, ha ricordato un dato piuttosto significativo a proposito. Le immatricolazioni di auto private in Italia coprono il 60% delle immatricolazioni totali. In Inghilterra, sono appena il 30%. Con 62,4 auto ogni 100 abitanti, l’Italia è il primo paese in Europa per auto pro capite. Quest’ultimo dato è particolarmente significativo, specie se si considera la distanza dal secondo posto occupato dalla Germania, pari a 55,7 auto ogni 100 abitanti.[1]

Insomma, gli italiani sono stati fino ad oggi poco propensi a rinunciare alla loro auto di proprietà. Possedere un veicolo è considerato da molti esigenza primaria, una sicurezza a cui nessuno vuole rinunciare. Non importano le abitudini, il lavoro che facciamo o semplicemente il nostro stile di vita: quando si tratta di acquistare un veicolo, non ci sono distinzioni che tengano.

In Italia, quasi il 70% della popolazione è in possesso di una patente di guida. Il record si è stabilito a maggio dell’anno scorso, quando si sono registrate 38.731.069 patenti attive. Tra le regioni, spicca la Lombardia con il più alto numero di patenti attive, pari a 6,4 milioni[2].

Non a caso, gli italiani sono tra i più attivi in Europa quando si tratta di spostarsi da un posto all’altro. Il 76% degli italiani è abituato o propenso a viaggiare all’interno del territorio nazionale, contro il 46% di media degli altri cittadini europei.

Il problema sta allora nelle modalità con cui gli italiani si spostano, specialmente nel contesto urbano.

La continua crescita delle città pone infatti seri dubbi sulla possibilità di mantenere il vecchio paradigma, che vuole il cittadino possessore di un veicolo. Entro il 2050, le città ospiteranno più del 60% della popolazione mondiale e gli spazi a disposizione del cittadino diminuiranno di conseguenza. Proviamo allora ad immaginare cosa succederebbe se nel 2050 ci trovassimo con lo stesso tasso di immatricolazioni di auto private che abbiamo oggi: impensabile, o meglio, invivibile. Il problema non riguarda solo i livelli di inquinamento, che diminuirebbero in ogni caso con l’utilizzo di veicoli elettrici. La questione centrale è piuttosto lo spazio a disposizione.

La congestione urbana aumenterebbe a dismisura, arrecando danni considerevoli sia sul cittadino, che vedrebbe aumentare considerevolmente la durata di ogni tragitto, che sull’economia del paese. Ad oggi, il traffico urbano ha un peso che varia dal 2 al 4% del prodotto interno lordo.[3]

 

La crescita dei servizi di Sharing

Tutti questi dati rendono evidente la necessità di metter in atto un cambiamento culturale quando si parla di mobilità, specie in un paese di viaggiatori come il nostro. In altre parole, abbiamo bisogno di un nuovo paradigma.

Il cambiamento ci sarà, per forza di cose. Si tratta solo di comprenderne le tempistiche, e soprattutto renderlo il più naturale possibile agli occhi del cittadino.

Nonostante l’arretratezza fino ad ora dimostrata, l’Italia ha buoni motivi per sperare in un cambiamento rapido. Gli alti costi del trasporto, ad oggi intorno al 12% delle spesa di ogni nucleo familiare[4], uniti alla recente quanto rapida diffusione di servizi di sharing nelle principali città italiane, stanno oggi contribuendo a far cambiare idea ai consumatori.

Fa ben sperare il dato secondo cui il 64% della così detta generazione Z (coloro nati dal 1996 al 2010) non senta la necessità, presente o futura, di possedere un veicolo.[5]

Nel corso del triennio 2015-2017, tutti i servizi di mobilità condivisa hanno conosciuto crescite significative. È lo scooter-sharing a guidare la classifica, con una crescita del 200%.[6] Sono soprattutto i servizi di electric scooter-sharing a guadagnare la fiducia di milioni di cittadini, specie nei centri urbani più trafficati dove il parcheggio costituisce elemento centrale nella scelta del veicolo.

I cittadini italiani stanno apprezzando gli strumenti fino ad oggi messi a disposizione per favorire la transizione al nuovo paradigma di mobilità. Non resta che continuare a supportare la crescita di mezzi che sappiano garantire una mobilità efficiente e sostenibile al tempo stesso.

 

[1] Skytg24, 2017: https://tg24.sky.it/economia/2017/05/05/italia-record-automobili-abitanti.html

[2] Repubblica,

[3] INVERS, 2018

[4] Aspen Institute Italia, 2017

[5] Invers, 2018

[6] National Sharing Mobility Observatory, 2018

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